NUTRIZIONE & MOVIMENTO: THERAPEUTIC LIFESTYLE CHANGES

Il termine “dieta” deriva dal significato vero dell’etimo greco “diaita”(= stile di vita) e già questo indica che una corretta alimentazione deve sempre essere inserita in un contesto generale di vita sana. Non dimentichiamo mai che l’elaborazione di un piano nutrizionale personalizzato, deve essere sempre vario, bilanciato ed equilibrato: pertanto non deve basarsi su esagerate restrizioni caloriche o snervanti costrizioni alimentari.
Oggi vanno emergendo “mode” che ci condizionano suggerendoci nuovi modelli alimentari (dettati anche dalle trasformazioni economico-sociali o, più semplicemente, da puri interessi commerciali) e che finiscono così con lo stravolgere, piuttosto che tendere al recupero ed alla valorizzazione della nostra sana Dieta Mediterranea, riconosciuta dalla comunità scientifica internazionale come il più salutare modello alimentare di riferimento e proclamata dall’UNESCO patrimonio culturale dell’umanità.
Non hanno alcuna comprovata efficacia né le varie “diete” che si vanno diffondendo a seconda delle mode e con il contributo non indifferente di riviste “(non) specializzate”, né i diversi o più stravaganti metodi privi di qualsiasi evidenza scientifica (dai più bizzarri “test delle intolleranze”, ai digiuni forzati, fino alla famigerata dieta del “sondino”…) o anche gli innumerevoli prodotti reclamizzati incessantemente attraverso messaggi commerciali ingannevoli. Non ci stancheremo mai di dire che non esiste nessuno strumento o trattamento alternativo che possa far dimagrire facilmente e rapidamente chiunque, senza il pericolo inoltre di andare incontro a seri rischi per la salute!
Se abbinata alla corretta alimentazione, solo con l’attività fisica si riesce ad aumentare la spesa energetica totale, ed a potenziare le strutture osteo-muscolari, contribuendo così a migliorare il rapporto massa magra / massa grassa. A tale scopo è bene affidarsi a due figure professionali complementari, il Nutrizionista Medico dello Sport ed il Personal Trainer Laureato in Scienze Motorie, in grado di poter “calibrare” sulla persona il piano nutrizionale ed il programma di attività fisiche adeguati.
L’approccio basato sul binomio “Nutrizione e Movimento” è rivolto a tutti. Affidarsi ad un team qualificato è indispensabile e prevede sempre un’accurata valutazione anamnestica e funzionale iniziale, che ci consente di ottenere informazioni riguardanti lo stato nutrizionale (composizione corporea) ed il livello di efficienza e funzionalità dell’organismo. Ad intervalli di tempo regolari, si ripeteranno i test di valutazione per verificare il raggiungimento degli obiettivi intermedi, provvedendo ad apportare eventuali modifiche e variazioni al percorso. I programmi motori personalizzati abbracciano ogni singola esigenza: dall’avviamento all’esercizio fisico al dimagrimento; dall’allenamento sportivo specifico alla ginnastica posturale.
È fondamentale quindi porre i presupposti e gli strumenti culturali (educazione alimentare) e comportamentali (“ricondizionamento” verso una maggiore attività fisica), affinché avvenga quell’indispensabile quanto agognato Therapeutic Lifestyle Change (cambiamento di stile di vita).

Nutrimovimento: www.personaltrainerilsole.it

Prof. Maurizio Sgroi
Medico dello Sport, Scienze dell’Alimentazione e Scienze Motorie – Università degli Studi di Roma Tor Vergata

Dott.ssa Barbara Boccanera
Personal Trainer, Scienze Motorie e Postura, Università di Roma Foro Italico

Approccio multidisciplinare all’acne “grave”

Il paziente con l’acne che si presenta dal dermatologo viene, per ovvi motivi di età, accompagnato quasi sempre da un genitore. Il genitore, che interloquisce con il medico lasciando di solito pochissimo spazio al ragazzo, pretende quasi sempre una soluzione rapida del problema e, possibilmente, con il solo utilizzo di terapie locali (creme) senza comprendere bene che l’acne è una patologia complessa , tutt’altro che monomorfa, e che va trattata nel migliore dei modi per il bene fisico e psichico del ragazzo. L’approccio alle forme di acne più importanti è quindi molto difficile perché non coinvolge solo il dermatologo bensì anche il ginecologo (nelle donne ovviamente), l’endocrinologo, il nutrizionista e, talvolta, il pediatra. Il termine “grave” oltretutto mal si associa ad una patologia come l’acne che , al contrario, viene quasi sempre percepita come una malattia passeggera dei soggetti giovani e quindi sottovalutata o minimizzata. Sta di fatto che già nel 2003 l’acne è stata definitivamente suddivisa da organismi scientifici internazionali in lieve ( “mild”), moderata (“moderate”) e grave ( “severe”) proprio per sottolineare la differenza tra un’acne papulo pustoloso facilmente trattabile con le convenzionali terapie locali e una forma di acne nodulo ciastica che solitamente non risponde alle terapie convenzionali e che rischia di rovinare la pelle del viso con indelebili esiti cicatriziali. Per l’acne moderata e grave è stata quindi raccomandata l’isotretinoina (derivato sintetico della vitamina A) come farmaco di prima scelta. Non è facile far digerire al paziente e soprattutto ai genitori che un problema inizialmente classificato nella categoria “brufoli” possa richiedere un “protocollo” più complesso di una semplice “cremina” anche se, dopo una buona informazione sugli esiti cicatriziali che questo tipo di acne può lasciare, sull’efficacia di questo farmaco ma anche su i suoi effetti collaterali , normalmente il paziente si convince che questa terapia rappresenta la strada migliore da seguire. Il dermatologo a questo punto deve essere disponibile al dialogo con il medico di base e con il farmacista, che, spesso, fanno resistenza di fronte ad una terapia farmacologica impegnativa, affinché si possa giungere ad uno scambio di informazioni e di esperienze il cui unico scopo è quello di migliorare la qualità di vita del paziente. Effettivamente i derivati sintetici della vitamina A devono essere presi, soprattutto nelle donne, con molta prudenza, con le dovute cautele e, soprattutto, al dosaggio giusto. Messe in atto tutte le forme di tutela del paziente (consenso informato e modulo AIFA) ed accertata la sua idoneità all’assunzione del farmaco non ci sono problemi ad intraprendere questa terapia che, non a caso, si utilizza da più di 30 anni!

Stefano Giombini
Dermatologo

Anch’io ho scoperto la tiroidite, che faccio?

La tiroidite è un’infiammazione – per lo più cronica – della tiroide che per molto tempo può decorrere inosservata o provocare sintomi comuni a tante malattie virali e quindi essere ignorata per settimane o mesi, per poi presentarsi successivamente come una diagnosi casuale posta nel corso di una visita orientata a tutt’altro.
Ma quando ci si può accorgere immediatamente di una tiroidite? Quando l’infiammazione è acuta e compare improvvisamente provocando dolore al collo, spesso accompagnato da una sensazione d’ingombro locale e da rigonfiamento.
E’ quello il momento in cui eseguire rapidamente un’ecografia tiroidea, che metterà in evidenza una disomogeneità strutturale notevole e una vascolarizzazione diffusa e marcata. In questa fase lo specialista, consultato d’urgenza, prescriverà anti-infiammatori specifici e seguirà il caso fino alla completa risoluzione.
Ma si parlava anche di una forma cronica: questa (nota per lo più come “morbo di Hashimoto”) è la più frequente e si manifesta con esami del sangue alterati. Spesso gli ormoni sono nella norma a lungo ma gli anticorpi anti-tiroide (anti-tireoglobulina e soprattutto anti-perossidasi) risultano elevati in assenza di segni e sintomi di alterata funzionalità. Quando gli anticorpi persistono a lungo e a tassi elevati, le cellule tiroidee subiscono un danno progressivo e la loro produzione ormonale necessariamente cala fino a rendere la patologia clinicamente evidente con aumento del TSH (ormone ipofisario stimolante la tiroide) e riduzione degli ormoni tiroidei liberi (ipotiroidismo).
Successivamente compaiono spesso sonnolenza, stipsi, aumento di peso e rallentamento ideativo, sintomi che richiamano attenzione e spingono il/la paziente a richiedere una visita endocrinologica e un’ecografia tiroidea, che per lo più mostrerà una ghiandola piccola, disomogenea e a volte ipervascolarizzata.
In realtà per evitare di star male sarebbe molto meglio intervenire prima, quando la malattia è in fase iniziale o “preclinica”, ma ovviamente la soluzione si trova anche quando il quadro è conclamato con la terapia sostitutiva (ormone tiroideo sintetico per bocca) a dosi adattate alle singole necessità. Qui conta l’esperienza dell’endocrinologo che, in base al quadro clinico, al peso, all’età e alle eventuali malattie associate, sceglie e – soprattutto – verifica nel tempo il dosaggio giusto.
Alcune persone hanno paura di iniziare il trattamento perché hanno sentito di qualche amico o conoscente che ha avuto strane sensazioni dopo avere assunto ormoni tiroidei. In realtà ognuno ha una sua sensibilità particolare a questo o a quel trattamento, ma nel caso degli ormoni tiroidei siamo di fronte non a molecole estranee all’organismo ma a qualcosa che già fa parte di tuti noi e quindi non comporta pericoli di per sé.
E’ solo una questione di dose e scegliere la dose giusta è frutto di pazienza ed esperienza.

Prof. Felice Strollo
Endocrinologo

Le nuove frontiere dell’alimentazione: Nutrigenomica ed Epigenetica Nutrizionale

La Nutrigenomica è la scienza che studia i modi in cui il cibo interagisce con il nostro DNA.
Secondo la Nutrigenomica, attraverso la mappatura dei geni, è possibile identificare quei soggetti che presentano maggiore rischio di contrarre determinate malattie rispetto ad altri, ancor più se assumono o non assumono determinati alimenti o specifici nutrienti.
In questo modo, attraverso specifici test effettuati su un campione di saliva , è possibile identificare tale predisposizione e quindi quei cibi e quegli alimenti che possono avere effetti positivi o negativi sulla nostra salute, aiutandoci a proteggere l’organismo, a conservare la salute, a migliorare il rendimento ed a ritardare l’invecchiamento.
Le scelte nutrizionali sono infatti in grado di influenzare l’evoluzione del nostro codice genetico, da un parte massimizzandone il potenziale e, dall’altra, riducendo il rischio di contrarre malattie.
Per dirla in un altro modo, stili di vita e alimentazione modificano i nostri geni in maniera diversa in ognuno di noi.
E questo avviene poiché i nostri geni vengono per così dire condizionati da alcune molecole e sostanze presenti in alcuni alimenti che funzionano come dei controllori, degli interruttori che li attivano o li disattivano.
Studiando due gemelli alcuni scienziati hanno scoperto che, malgrado i gemelli partissero alla nascita con identico patrimonio genetico, col passare dei decenni il loro patrimonio genetico si è diversificato. Durante la loro vita, ciò che i gemelli mangiavano, bevevano, respiravano era diverso e quindi anche i loro geni venivano condizionati (attivati/disattivati) in maniera diversa.
In pratica i geni vengono indotti a comportarsi bene o male a seconda dei segnali che gli mandiamo con il nostro stile di vita e con l’alimentazione. La scienza che studia l’influenza che l’ambiente esercita sul genoma umano è l’ Epigenetica.
Gli sviluppi di questa nuova scienza ci consentono oggi di avere a disposizione una Dieta personalizzata, naturalmente basata sul modello alimentare di Dieta Mediterranea, eventualmente coadiuvata da integratori alimentari, realizzata su misura, tenendo conto del corredo genetico e della predisposizione verso alcune patologie.

Prof. Maurizio Sgroi Nutrizionista Medico dello Sport – Docente in Scienza degli Alimenti

Prevenzione, Diagnosi e Terapia delle Infezioni genitali da HPV

Prevenzione, Diagnosi e Terapia delle Infezioni genitali da HPV

a cura del dott. ANTONIO FARINA
Specialista in Ostetricia e Ginecologia ed in Urologia

L’argomento che ci accingiamo a trattare è fra i più delicati ed attuali fra le patologie dell’apparato genitale femminile e, più precisamente, fra le MST (malattie trasmesse sessualmente). Ma cerchiamo di capirne di più.

Che cosa è l’HPV?
L’ HPV (Human Papilloma Virus) è un virus che colpisce le mucose e la cute soprattutto dell’apparato genitale determinando delle lesioni che possono essere benigne e transitorie ed esitare spontaneamente verso la guarigione ed altre che, invece, possono evolvere verso lesioni intraepiteliali (SIL) o verso trasformazioni carcinomatose.
Esistono circa 120 tipi diversi di HPV e solo alcuni di questi sono definiti ad alto rischio perché responsabili dell’evoluzione delle lesioni verso il tumore, mentre gli altri, a basso rischio, causano lesioni di tipo verrucoso interne ed esterne che, se opportunamente trattate, guariscono completamente.
L’infezione da HPV è molto diffusa?
E’ stato calcolato che circa l’ 80% delle donne almeno una volta nella vita viene infettata dall’HPV ma, grazie al proprio sistema immunitario, guarisce spontaneamente nell’arco di 3 anni.
Come ci si contagia?
Come abbiamo già accennato l’infezione da HPV è una malattia trasmessa sessualmente. Ciò significa che l’80% delle donne sessualmente attive, specie le più giovani all’inizio dei rapporti sessuali, contrae la malattia. L’infezione si trasmette soprattutto attraverso i rapporti sessuali vaginali, orali, ed anali. Essa si può trasmettere anche indirettamente attraverso lo scambio di oggetti e/o indumenti infetti e l’uso di bagni pubblici o l’uso di panche o sedili in locali adibiti a spogliatoi di palestre o piscine contaminati da persone affette. Va sottolineato che l’uso del profilattico non consente una completa protezione.

Quali sono i sintomi?
La sintomatologia è molto variegata. Si passa da una completa assenza di sintomi nelle forme più lievi per cui la maggior parte di queste persone affette non è consapevole di esserlo, ad una sintomatologia vulvo-vaginale e/o perineale molto intensa con presenza di prurito e di bruciore molto spesso accompagnata dalla presenza di verruche interne e/o esterne (condilomi) a volte molto diffuse e che possono arrivare fino all’ ano. Molto diversa è la sintomatologia in presenza di una forma tumorale che colpisce il collo dell’utero : in assenza di dolori o di fastidi possono comparire perdite ematiche a volte maleodoranti spontanee o che compaiono dopo un rapporto sessuale.
Come si fa la diagnosi?
In assenza di sintomi è fondamentale il Controllo Ginecologico annuale che deve cominciare dall’età del primo rapporto sessuale. Nel corso della visita ginecologica è indispensabile che venga eseguito un Pap Test . Se è presente una sintomatologia ed in presenza di una risposta del Pap Test che attesta la presenza di una infezione virale è necessario procedere a Test specifici di Laboratorio che servano ad individuare il Tipo di HPV ed il DNA virale. I tipi più pericolosi, cioè quelli che portano ad una evoluzione verso il tumore, sono il 16,18,31,33,35,39 etc. mentre quelli più innocui, responsabili della formazioni di verruche cutanee e condilomi sulle mucose, sono il 6,11,42,43,44. Il passo successivo è l’esecuzione di una Colposcopia, integrata o meno da una Perineoscopia, che serve ad evidenziare lesioni specifiche (erosioni, condilomatosi più o meno diffuse del collo dell’utero e condilomi acuminati – creste di gallo – sulla vulva e sul perineo fino all’ ano). A volte è necessario eseguire una Biopsia mirata su alcune lesioni del collo dell’utero seguita da Esame Istologico che determina il grado di invasione dei tessuti interessati e la conseguente scelta dell’azione terapeutica.
Quale è, infine, la terapia?
Nelle forme più lievi, in assenza di lesioni fisiche, ci si limita a seguire con esami specifici ripetuti frequentemente l’evoluzione della malattia fino alla sua completa regressione.
In presenza, invece, di lesioni fisiche (condilomi del collo o condilomi acuminati vulvo-perineali) si deve scegliere fra una serie di metodiche che vanno dall’Escissione chirurgica con lama fredda, alla Laserterapia (distruzione delle cellule malate mediante vaporizzazione CO2), alla Crioterapia (trattamento col freddo), alla Diatermocoagulazione (trattamento elettrico) fino alla Terapia Chimica e cioè all’applicazione di creme specifiche ad azione antivirale.

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